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ISMEA-SVIMEZ: CON L'AGRICOLTURA RIPARTE IL PIL DEL SUD

L'agricoltura dell'Italia meridionale cresce a ritmo sostenuto e porta il Mezzogiorno ad aumento del Pil superiore al resto del Paese e al Centro-Nord tra il 2015 e il 2016. Lo certifica il rapporto Ismea-Svimez, diffuso il 21 febbraio scorso, che evidenzia il +0,8% del Pil meridionale e, soprattutto, il +7,3% del comparto agricolo tra il 2014 e il 2015; un dato di gran lunga superiore a quello registrato nel resto d'Italia (+1,6%), ma anche a quelli fatti segnare dagli altri settori produttivi con l'industria in calo dello 0,3% e il settore dei servizi che cresce dello 0,8%. In ambito agricolo crescono valore aggiunto, esportazioni, investimenti e occupazione, al Sud ancor più che al Nord. Particolarmente significativa è la dinamica dell'occupazione giovanile, cresciuta nel Mezzogiorno del 12,9%, più della media italiana. E anche il peso dell'imprenditorialità giovanile agricola è in evidente crescita: sono quasi 20 mila aziende a determinare il saldo positivo al Sud nei primi mesi dell'anno scorso. Particolarmente significativo il dato relativo all'occupazione agricola che nel 2015 raggiunge le 500 mila unità, 18 mila in più rispetto al 2014 (+3,8), e in crescita sia sul fronte dei lavoratori autonomi che su quello dei dipendenti.
"Il Rapporto ci racconta di un Mezzogiorno che dà segnali positivi e sembra essere al centro della ripartenza dell'economia italiana, specialmente grazie all'ottima performance dell'agricoltura: la crescita delle esportazioni, degli investimenti e dell'occupazione agricola nel Mezzogiorno, più che al Centro-nord, sono i segni di rinnovato protagonismo - dichiara il dr. Raffaele Borriello, Direttore Generale di ISMEA. 
 
Nel 2015 il valore aggiunto agricolo in Italia ha superato i 33 miliardi. Tra il 2014 e il 2015 l'incremento in termini reali è stato del 7,3% contro l'1,6% del Centro Nord. Le regioni meridionali che hanno avuto gli andamenti migliori nel 2015 sono state Calabria, grazie soprattutto all'olio d'oliva, (il settore olivicolo però nel 2016 avrebbe vissuto una pessima annata con pesanti flessioni produttive, a causa di fenomeni atmosferici e legati a infestazioni di parassiti) e Campania, con aumenti del valore della produzione superiori al 40%.
 
Nel 2015 le esportazioni italiane sono state pari a 36,8 miliardi (+7,3%). Sono cresciuti del 15,5% i prodotti agricoli meridionali (Centro Nord +9,6%) e del 7,6%, quelli alimentari del Sud (Centro Nord +6,3%). In Europa il principale Paese importatore di prodotti alimentari meridionali è la Gran Bretagna. I dati del 2016 dell'export agroalimentare, recentemente resi noti dall'Istat, rappresentano un nuovo record: 38,4 miliardi (+3,9%).
 
Nel 2015 il valore degli investimenti fissi lordi in agricoltura al Sud si è attestato su 2 miliardi e 217 milioni (+9,6% rispetto al 2014).
 
Nel 2015 l'occupazione agricola al Sud era pari a circa 500 mila unità (+3,8% rispetto al 2014, pari a 18 mila persone). L'aumento ha riguardato sia i dipendenti che gli autonomi, ma al Sud sono più i primi, nel Centro Nord i secondi. I posti di lavoro continuano a crescere anche nel 2016 (+5,8% nel primo trimestre, +6,5% nel secondo). L'aumento riguarda soprattutto i giovani under 35 (+9,1%).
 
L'agricoltura ha assunto un ruolo di primo piano nella creazione di nuova occupazione giovanile al Sud. Un dato va valorizzato: nell'anno accademico 2015/2016 gli immatricolati all'università del gruppo agrario hanno raggiunto un livello di quasi il 20% maggiore rispetto a dieci anni prima. Nella prima metà del 2016 l'occupazione giovanile in agricoltura è cresciuta dell'11,3% in Italia, e del 12,9% al Sud. Una crescita alla quale ha dato un decisivo contributo il lavoro a tempo pieno (+14,4%). Anche il peso dell'imprenditorialità giovanile agricola è in forte crescita: quasi 20 mila imprese il saldo positivo al Sud dei primi mesi del 2016. Il maggior contributo è venuto dalla Basilicata, dalla Calabria e dal Molise, seguite a ruota da Campania, Sicilia e Sardegna. Ma, nonostante questi andamenti incoraggianti, l'inerzia degli squilibri del passato li rende comunque insufficienti ad assicurare un adeguato ricambio generazionale. Si tratta di un fenomeno preoccupante, a cui si sta tentando di rispondere con misure dedicate al primo insediamento e con politiche di sostegno e detassazione dell'imprenditoria giovanile. L'attrazione che l'agricoltura esercita nelle giovani generazioni è l'elemento da cui partire per rafforzare un quadro che fa ben sperare sul versante occupazionale.
 
La diversificazione del settore agricolo si sta sviluppando sempre più nel corso degli ultimi anni: energie rinnovabili, agriturismo, agricoltura sociale, sistemazione di parchi e giardini.
Nel Sud queste attività connesse alle aziende agricole valgono 958 milioni e concorrono per il 5% al Valore aggiunto del settore primario. In questi ambiti, però, il Mezzogiorno è ancora indietro rispetto al Centro Nord: emblematico il caso degli agriturismi, che nelle aree meridionali sono meno del 20% del totale nazionale.
 
Nel Sud le Indicazioni Geografiche Protette sono 41, le Denominazioni di Origine Protetta 65. Oltre il 70% dei riconoscimenti riguarda 4 Regioni, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. La categoria più numerosa è quella degli ortofrutticoli, 47, seguita dagli oli, 26, e dai formaggi, 14. Tra i primi 5 prodotti che in Italia determinano da soli oltre il 60% del fatturato all'origine, ve ne è uno solo meridionale, la mozzarella di bufala. Per quanto riguarda i vini, sono Puglia e Sicilia i due bacini meridionali più rilevanti. Tra le prime 10 DOP solo 2 sono meridionali, Montepulciano d'Abruzzo e Sicilia.